Video-poem
(1 caption / 1 second, lenght: 1′, in loop)
this / is / an / A /
this / A / is / a / letter /
this / letter / is / a / word /
this / word / is / a / sound /
this / sound / is / a / mouvement /
this / mouvement / is / a / mouth / and / a / throat / one /
this / mouvement / of / the / mouth / and / of / the / throat / is / a / sound /
this / sound / is / a / word /
this / word / is / a / letter /
this / letter / is / an / A
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XV,02,16. Attraverso i Ten Thunderclaps #1: rottura/rapporto/passaggio
suono/rumore, parola/rumore, senso/suono, lingua/suono, significato
verbale/significato sonoro, hi/low culture, inversione di
paradigma (formale), Industrial culture, riuscire ad ascoltare
Marshall McLuhan, il suono non-astratto di Beethoven, il
noise alla base della musica. Le cadute e le porte sul domani:
lo storicismo e lo Zarathustra di Nietzsche.
La bellezza secondo/nonostante/dopo
Masami Akita.
“Here do all things come caressingly to thy talk and flatter thee, for they want to ride upon thy back. On every simile dost thou here ride to every truth. Here fly open unto thee all being’s words and word-cabinets; here all being wanteth to become words, here all becoming wanteth to learn of thee how to talk”. (F. Nietzsche)
Ho rischiato, a Paratissima. O meglio, avevo deciso sin dall’inizio di rischiare. Pur avendo pronti, al tempo della dead-line per la partecipazione alla manifestazione, lavori già ‘collaudati’ ed obiettivamente più semplici tanto nella fruizione che nella messa in opera, per la manifestazione torinese ho puntato su un lavoro più astratto, più complesso, sin anche più ambizioso, insomma più difficile, sia nella realizzazione (trittico video: anche le spese sono state maggiori!) che nella sua fruizione.
Ma, grazie a due fondamentali elementi, ho vinto la scommessa a tutti i livelli: per prima cosa, ho trovato (era la prima volta che vi partecipavo) un pubblico curioso ed attento, evidentemente desideroso di confrontarsi davvero con nuovi stimoli emotivi ed intellettuali, e forse già un po’ stufo delle aperte banalità di certa arte contemporanea.
Parimenti, d’altro canto, posso dire di aver trovato anche una giuria tanto giovane quanto aperta e disponibile, non limitata ad un’unica definizione di ‘opera video’, ma che anzi ha saputo riconoscere e valorizzare all’interno dello spazio espositivo tutte le diverse ‘anime’ di questo linguaggio che, ad oltre 40 anni di distanza dalla sua massiccia incursione all’interno dei luoghi d’arte, non ha ancora trovato un suo ‘status’ di stabile e definitiva riconoscibilità. Simbolo evidente della sua estrema vitalità e perfetta corrispondenza al sentire contemporaneo.
Mi sento pertanto orgoglioso di essere stato premiato negli èsiti in virtù di questa scommessa perché, alla base della stessa, in definitiva, vi era la profonda convinzione non solo della generale, profonda sensibilità di un pubblico curioso (che se trattato ‘intelligentemente’, risponde sempre in maniera straordinaria alle sollecitazioni propostegli), ma anche della qualità e della estrema professionalità degli organizzatori della manifestazione. Ed è proprio questa convinzione che mi sento fortunato nell’aver ulteriormente conquistato e solidificato.